Quali opportunità per la società civile?

3. Mettersi in rete

Vi è la possibilità per le organizzazioni della società civile a livello locale e nazionale di mettersi in rete e farsi rappresentare da organizzazioni ombrello ben strutturate, con presenza a Bruxelles e Strasburgo, e riuscire così ad influenzare le istituzioni UE. 

Un'opzione concreta per le ONG locali o gruppi di attivisti interessati a promuovere una società più inclusiva e migliori misure anti-discriminazione è coordinare gli sforzi sul territorio con chi lavora a livello e europeo.

Una delle più note organizzazioni ombrello attive su questi temi a Bruxelles è Social Platform, la più grande alleanza della società civile per la giustizia sociale e la democrazia partecipativa in Europa. Abbiamo intervistato Annica Ryngbeck, policy e advocacy adviser di Social Platform, che ci ha spiegato come l'organizzazione rappresenta i suoi 48 membri presso le istituzioni europee.

Intervista ad Annica Ryngbeck, Policy e Advocacy adviser di Social Platform

Q: Puoi descrivere come Social Platform rappresenta i suoi 48 membri presso le istituzioni UE?

A: La Social Platform è una rete di 48 ONG pan-europee. Lavoriamo per assicurare che le politiche UE siano sviluppate in partenariato con i soggetti di cui si occupano, rispettando i diritti fondamentali, promuovendo la solidarietà e migliorando la vita dei cittadini. I nostri membri lavorano su questioni quali: la parità di genere, i diritti LGBT, la lotta alla povertà e alla discriminazione, i diritti dei Rom, dei senzatetto, ecc. Su alcuni temi politici che toccano gli interessi di più categorie, elaboriamo una posizione congiunta e raccomandazioni che poi presentiamo ai decisori politici in incontri bilaterali, oppure invitandoli ai nostri eventi e incontri pubblici. Nel 2016 abbiamo invitato rappresentanti di Parlamento europeo, Consiglio e Commissione a parlare con noi e i nostri membri e condividere i segreti del mestiere di advocacy presso le istituzioni UE.

Q: In che modo la Social Platform stimola la consapevolezza delle istituzioni UE su discriminazione e violenza contro gruppi specifici come i senzatetto e le persone con disturbi mentali?

A: La legislazione UE riconosce i crimini d'odio razzisti e xenofobi ma non le altre forme di intolleranza e violenza, come quelle contro le persone LGBT, anziane, disabili o in povertà. Ecco perché nel 2012 abbiamo elaborato una posizione a favore di una ‘azione contro tutte le forme di violenza e pregiudizio’, con raccomandazioni rivolte ai decisori politici e agli Stati membri affinché sia estesa la legislazione per coprire le altre forme di violenza e riconoscere ulteriori bisogni come sostegno alle vittime e formazione professionale ove rilevante. Ad esempio, la violenza e le molestie contro le persone con disturbi mentali o senza tetto ricevono raramente attenzione politica. È quindi importante dare loro visibilità e riconoscimento. Una parte importante del nostro lavoro è fare in modo che agli incontri con i decisori non siano invitati solo i 'soliti sospetti', ma anche i rappresentanti della società civile che lavorano al contrasto di altre forme di intolleranza. Molti dei nostri membri sono fornitori di servizi e lavorano sull'accesso a servizi sociali nell'UE, come istruzione, abitazione e cura; altri lavorano su specifici fattori di discriminazione come etnia, età e orientamento sessuale. Di conseguenza, cerchiamo di aumentare la consapevolezza e il dialogo sulla non-discriminazione come criterio importante di ‘accesso’ ai servizi. Questo stimola le organizzazioni a collaborare, amplificare le proprie voci e mettere in luce l'intersezione delle diseguaglianze (ad esempio, una persona Rom può essere vittima di violenza sia in base all'etnia che alla povertà, una donna anziana può subire discriminazione di genere e di età). Portare alla luce casi e buone pratiche è un modo di mostrare l’importanza di approvare la Direttiva sul trattamento paritario (Equal Treatment Directive) nell'accesso a beni e servizi, bloccata in Consiglio dal 2009.

Q: Che tipo di strumenti di advocacy usate?

A: In primo luogo, facciamo in modo di essere invitati agli incontri rilevanti al Parlamento europeo, sia con singoli parlamentari che alle udienze, per presentare le nostre raccomandazioni sulla necessità di contrastare tutte le forme di odio e intolleranza. In secondo luogo, informiamo i nostri membri degli incontri o consultazioni importanti presso le istituzioni UE, spiegando perché è importante contribuire a processi di policy che potrebbero non ritenere direttamente collegati alla loro attività. Ad esempio, le organizzazioni che lavorano sull'anti-discriminazione collaborano tipicamente con l'intergruppo del Parlamento europeo su anti-razzismo e diversità, mentre i fornitori di servizi tendono a collaborare con l'intergruppo su beni comuni e servizi pubblici. Come Social Platform, cerchiamo di avvicinare questi politici e portatori di interessi e far comprendere loro che anti-discriminazione e accesso a beni e servizi sono strettamente connessi.


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