Le istituzioni europee e le politiche anti-discriminazione UE

8. Status di trasposizione e implementazione

L’obiettivo delle normative anti-discriminazione è fare sì che tutti accedano alle opportunità disponibili in modo uguale ed equo. Le persone che si trovano in situazioni analoghe devono poter ricevere un trattamento simile ed è espressamente vietato il trattamento meno favorevole dovuto ad una qualche caratteristica posseduta.

I cittadini europei possono esercitare il loro diritto di ricorso in caso di discriminazione sia diretta - ovvero in caso di trattamento differente in un contesto equiparabile - che indiretta ovvero in ragione di uno svantaggio che non può essere giustificato da un obiettivo legittimo e proporzionato. 

In altre parole, la discriminazione diretta si verifica quando una persona viene trattata peggio di quanto verrebbe trattata un'altra persona nella stessa situazione, per via della sua appartenenza etnica, del suo orientamento sessuale, del suo credo, etc. Nei casi di discriminazione indiretta una persona finisce invece per essere penalizzata da disposizioni, criteri o comportamenti apparentemente neutri, ma che sono sproporzionati o non hanno una giustificazione oggettiva. 

Tutti gli Stati membri hanno trasposto le normative anti-discriminazione anche se ci sono tre procedure di infrazione pendenti sulla trasposizione o applicazione della Employment Equality Directive a seguito di ricorsi alla Commissione. 

E' nell'implementazione, invece, che si riscontrano ostacoli quali:


Per una panoramica esaustiva dello status di trasposizione, paese per paese, raccomandiamo la lettura dei report della Commissione europea 2014 e 2015 http://ec.europa.eu/justice/discriminazione/files/com_2014_2_en.pdf http://ec.europa.eu/justice/discriminazione/files/comparative_analysis_nd__2015.pdf


Nel video, l'intervento dell'eurodeputata estone Yana Toom (Gruppo dell'Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa) all'assemblea plenaria del Parlamento europeo, il 15 settembre 2016, solleva la rilevanza dell'Employment Equality Directive nell'ambito del dibattito sul diritto delle lavoratrici ad indossare il velo islamico. 




Nel video, l'intervento dell'eurodeputato spagnolo Javi López (Gruppo dell'Alleanza progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo) all'assemblea plenaria del Parlamento europeo, il 10 febbraio 2015, sottolinea la persistenza di discriminazioni salariali evidenziando come, per colmare il divario fra le retribuzioni percepite da uomini e donne, queste ultime dovrebbero lavorare 84 giorni in più all'anno.