Le istituzioni europee e le politiche anti-discriminazione UE

4. La legislazione europea

La complessa struttura giuridica dell'Unione europea si è evoluta nel tempo. Vale la pena ricapitolare il percorso e i riflessi che ha avuto sullo sviluppo delle leggi anti-discriminazione1.


Il diritto dell'Unione europea entra a far parte del sistema giuridico di ciascuno Stato membro. E’ suddiviso in diritto primario e diritto secondario. Il diritto primario stabilisce la ripartizione delle competenze tra l'Unione europea e gli Stati membri e definisce il quadro giuridico all'interno del quale le istituzioni dell’UE attuano le politiche.

Il diritto secondario includeregolamenti che sono di applicazione generale, vincolanti in tutti i loro elementi e direttamente applicabili in tutti i paesi dell'Unione europea, senza necessità di recepimento nel diritto nazionale. Devono essere pienamente rispettati dai destinatari: singoli individui, Stati membri, istituzioni dell'Unione; le direttive che vincolano gli Stati membri per quanto riguarda il risultato da raggiungere, salva restando la competenza degli organi nazionali in merito alla forma e ai mezzi. La direttiva deve essere quindi recepita dallo stato membro che adatta la legislazione nazionale agli obiettivi indicati; le decisioni sono vincolanti in tutti gli elementi ma se trattano situazioni specifiche lo sono solo nei confronti del destinatario (ad esempio, un paese UE, persone fisiche, un'azienda, etc). 

Oltre agli atti giuridici vincolanti, già citati, vi sono anche gli atti giuridici non vincolanti ovvero le raccomandazioni ed i pareri (art 288 del TFUE). 

Anche la giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE o ECJ) costituisce una fonte di diritto comunitario.


1 Fonte: FRA, Handbook on European non-discrimination law, 2010 http://fra.europa.eu/sites/default/files/fra_uploads/1510-FRA-CASE-LAW-HANDBOOK_EN.pdf